sabato 26 marzo 2016

Porsche 919 Hybrid : Stoccarda Stikes Back



Molti lo speravano ed alla fine è accaduto, la Porsche nel 2014 aveva finalmente annunciato il suo ritorno in maniera ufficiale nelle competizioni Endurance.
Il cavallino rampante di battaglia prescelto per questo compito fu la nuovissima 919 Hybrid. La 919 segnava il ritorno della storica casa tedesca nel mondo delle corse endurance dopo 16 anni di assenza come squadra ufficiale nella classe principale di questa disciplina, quando correva con la Porsche 911 GT1 98, mentre l'ultimo prototipo era stata la Porsche RS Spyder LM-P2 impiegata nel periodo 2006-2010. In seguito il costruttore tedesco aveva partecipato solo nella classe GT con le Porsche 911.

La 919 Hybrid, viene concepita fin da subito secondo la normativa ACO per le vetture Le Mans Prototype di classe 1 con propulsione ibrida (LMP1-H), rivista con nuove norme entrate in vigore a partire dal 2014, fra cui l'obbligo da parte dei costruttori ufficiali di schierare vetture ibride, motori non più flangiati ma con un quantitativo massimo di carburante per ogni gara, dei pesi e degli ingombri minori del corpo vettura, con quattro diversi livelli di recupero dell'energia da 2 a 8 megajoule.

La 919 è un prototipo a propulsione ibrida, dispone di due motori: uno termico in posizione centrale posteriore alimentato a benzina, affiancato da uno elettrico collocato sull'asse anteriore, alimentato quest'ultimo da una batteria agli ioni di litio. Questa vettura utilizza due sistemi di recupero dell'energia cinetica: dai gas di scarico e in frenata.

Il propulsore a combustione interna è un V4 di 90°, di 2.000 cc di cilindrata a ciclo Otto, con iniezione diretta, è realizzato principalmente in lega di alluminio e con componenti in magnesio e titanio, ha doppio albero a camme in testa per bancata e testata a 4 valvole per cilindro, la lubrificazione è a carter secco ed il serbatoio dell'olio è posto fra telaio e motore all'interno della V Questo motore è sovralimentato mediante un turbocompressore posto sopra il distanziale fra motore e cambio, collegato ad un intercooler aria/acqua posto sul lato destro del motore che rinfresca l'aria immessa nei cilindri, è in grado di sviluppare oltre 500 CV. La scelta di questo tipo di frazionamento abbinato alla sovralimentazione, ha permesso di ottenere un'unità motrice dal peso contenuto e dalle dimensioni compatte sia in lunghezza che larghezza a tutto vantaggio degli ingombri nel vano motore che sono limitati, migliorando l'accentramento delle masse e i flussi d'aria interni per il raffreddamento degli organi meccanici. Tuttavia l'architettura V4 di 90° generava forti vibrazioni fastidiose per la sensibilità di guida dei piloti, inconvenienti risolti in seguito apportando modifiche anche strutturali. Il propulsore elettrico era invece capace di erogare ben 400 cv supplementari, per un totale di 900 cv.

Il motore termico trasmette la sua potenza alle ruote motrici posteriori, tramite il KERS sull'asse anteriore la trazione diventa integrale. La frizione è in plastiche rinforzatein fibra di carbonio (CFRP) e l trasmissione avviene un cambio sequenziale a 7 rapporti attuato idraulicamente, il differenziale è autobloccante.

Il telaio dell 919 è una monoscocca realizzata in fibra di carbonio composita con pannelli d'alluminio a nido d'ape, le sospensioni all'avantreno e al retrotreno sono di tipo indipendenti multilink con sistema pushrod e ammortizzatori regolabili, lo sterzo è a cremagliera servoassistito idraulicamente. Il sistema frenante ha un doppio circuito idraulico, pinze freno monoblocco in lega d'alluminio e dischi in fibra di carbonio ventilati internamente. Le ruote di egual misura su entrambi gli assi sono forgiate in magnesio e montano pneumatici Michelin radiali 310/710-18. In totale il corpo vettura ha un peso complessivo di 870 kg. Il serbatoio ha una capacità di 68,3 litri di benzina. L'aerodinamica è stata curata in galleria del vento per un complessivo di 2000 ore di progettazione. La sua velocità massima è superiore a 340 km/h.

Schierata con gli equipaggi Romain Dumas, Neel Jani e Marc Lieb e Timo Bernhard, Mark Webber e Brendon Hartley, la vettura esordisce bene cogliendo il terzo posto alla 6 ore di Silverstone, risultato poi replicato alla 6 ore del Fuji, alla 6 ore di Shanghai e alla 6 ore del Baharain. Diversi problemi di affidabilità la affliggono impedendole di giocarsi il mondiale, ma almeno alla 6 Ore di San Paolo viene ottenuta la prima vittoria.

Facendo tesoro della stagione conclusa, la Porsche si presenta al via dell'annata 2015 più determinata che mai e con sei vittorie e numerosi piazzamenti la casa di Stoccarda torna a laurearsi campione del mondo.
Particolarmente soddisfatti sono il caro Webber, che senza avere tra le palle Sebastian Vettel riesce ad esprimere al massimo tutto il suo potenziale, e Nico Hülkenberg che conquista una meritata 24 Ore di Le Mans che compensa i pochi risultati ottenuti in Formula 1.

All'avvicinarsi della stagione 2016 il cavallino rampante di Stoccarda riuscirà a difendere il titolo dall'assalto delle agguerritissime Audi e Toyota?

Dettaglio della meccanica della 919 Hybrid

                                                Le tre 919 Hybrid campioni del mondo 2015

Gli interni della 919 Hybrid



Il preciso momento in cui Webber esce dalla MaiNaGioia Zone 

Immagini tratte da UltimateCarPage.com







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