martedì 9 maggio 2017

Chaparral 2D : Quando l'inaffidabilità paga poco


Nel 1965 la Chaparral ottenne dei risultati incoraggianti con la sua 2C vincendo la Player's Québec Mont-Tremblant e il Pacific Northwest Grand Prix.
Ciò indusse la scuderia statunitense a fare il grande passo nel 1966 iscrivendosi al World Sportscar Championship con la sua nuovissima 2D.

Pensata come una variante coupè delle precedenti barchette che componevano la serie 2 era stata motorizzata con un propulsore Chevrolet V8 5,3 da 420 cv di potenza che era collegato alle ruote posteriori tramite un cambio Chaparral automatico a due rapporti .

L'impianto frenante era formato da quattro freni a disco, mentre le sospensioni erano composte da doppi bracci trasversali, molle elicoidali coassiali sugli ammortizzatori e barre stabilizzatrici nella sezione anteriore e da bracci trasversali inferiori invertiti, molle elicoidali coassiali sugli ammortizzatori e barre antirollio in quella posteriore. Il telaio era del tipo semi-monoscocca in fibra di vetro con rinforzi in acciaio ed era ricoperto da una carrozzeria in fibra di vetro.

In quell’anno vinse la 1000 km del Nürburgring guidata da Phil Hill e Joakim Bonnier. ma la sua meccanica si dimostrò fin troppo fragile tanto che non riuscì più a concludere nemmeno una gara a cui prese parte, inducendo i vertici della Chaparral a puntare sulla nuova 2E.

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