giovedì 29 giugno 2017

Alpine A220 : Volere non è sempre potere


Nel 1967 la 24 Ore di Le Mans aveva assistito ad un incredibile numero di ritiri, tanto che per tutelare la sicurezza dei piloti venne deciso di modificare il regolamento riguardante le vetture sport prototipo per la stagione 1968 limitandone la cilindrata a 3.000 cc.
Ciò mise fuori dai giochi sia le incredibilmente veloci Ford GT40 Mk IV che le Ferrari P4 che tanto le avevano insediate l'anno prima.

Di questa situazione decise di approfittarne la Alpine realizzando una nuova vettura in sostituzione della precedente A210 per tentare il colpaccio e prendersi sia la vittoria del mondiale sport prototipi che l'affermazione alla classica 24 ore.

Dotata di una carrozzeria estremamente aerodinamica derivata dalla precedente vettura, la nuova A220 venne sviluppata attorno al nuovo propulsore Renault-Gordini T62 V8 3.0 gestito da un cambio manuale ZF a cinque rapporti che erogava la potenza di 310 cv grazie all'innesto di quattro carburatori Weber. Il telaio era tubolare, mentre le sospensioni erano a bracci trasversali con molle elicoidiali coassiali.

Portata in gara per la prima volta alla 1000 km di Monza, la vettura non riuscì ad imporsi sulla concorrenza a causa della potenza inferiore rispetto alle altre vetture schierate nel campionato. Rimasta in pista fino al 1969, la A220 riuscì ad imporsi solamente in due eventi non validi per il campionato del mondo quali il Grand Prix de la Corniche e il Gran Premio del Marocco del 1968 con il pilota André de Cortanze.

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